Grani antichi e cereali

L'attività di coltivazione cerealicola sull'Appennino modenese è dimostrata dall'esistenza di numerosi mulini ad acqua, presenti ed in buona parte attivi, fino alla seconda guerra mondiale. Se ne contavano infatti complessivamente 209, di cui 31 nelle Valli del Dolo e del Dragone.

Ancora oggi diverse aziende agricole portano avanti una tradizione antichissima producendo farine ricavate attraverso un sapiente recupero di varietà autoctone o comunque tradizionalmente coltivate nell'area montana modenese: Senatore Cappelli, Mutina, Marzocchio, etc.

Grazie all'utilizzo di tecnologie moderne e processi di macinatura lente, come la macinazione a pietra, il prodotto che nasce è una vera eccellenza.
Ovviamente queste farine, naturalmente ricche, e realizzate con una cura artigianale sono il cuore di tutti i prodotti di pasta fresca, pasta secca, prodotti dolciari e salati che potrete gustare nei nostri territori.


Il fungo porcino

Il pregiato fungo porcino dell’Appennino Modenese trova nelle Valli Dolo e Dragone la sua patria più naturale.

Il Porcino (Boletus edulis) che cresce nei boschi cedui a fine estate e in autunno, essiccati o freschi, entrano a far parte di tutti i menu tradizionali di montagna: sott’olio, in padella, alla piastra, crudi tagliati sottilissimi, con scaglie di Parmigiano Reggiano, nel sugo delle tagliatelle, oppure con i tortelli e gli gnocchi di patate.

I luoghi migliori per trovare i porcini

Il pregiato fungo porcino dell’Appennino Modenese trova nelle Valli Dolo e Dragone la sua patria più naturale.

Il Porcino (Boletus edulis) che cresce nei boschi cedui a fine estate e in autunno, essiccati o freschi, entrano a far parte di tutti i menu tradizionali di montagna: sott’olio, in padella, alla piastra, crudi tagliati sottilissimi, con scaglie di Parmigiano Reggiano, nel sugo delle tagliatelle, oppure con i tortelli e gli gnocchi di patate.

E se li volessi soltanto mangiare?

Il pregiato fungo porcino dell’Appennino Modenese trova nelle Valli Dolo e Dragone la sua patria più naturale.

Il Porcino (Boletus edulis) che cresce nei boschi cedui a fine estate e in autunno, essiccati o freschi, entrano a far parte di tutti i menu tradizionali di montagna: sott’olio, in padella, alla piastra, crudi tagliati sottilissimi, con scaglie di Parmigiano Reggiano, nel sugo delle tagliatelle, oppure con i tortelli e gli gnocchi di patate.



Il Tartufo Nero e Bianco

Se pensate che solo ad Alba crescano dei tartufi di grande pregio significa che non siete mai stati a “trifola” nel nostro territorio o non avete assaggiato alcuni dei pregiati tartufi che crescono spontaneamente in queste zone tra cui il Tuber Magnatum Pico, il “re” tartufo bianco dell’Appennino Modenese.

Perché le Valli Dolo e Dragone sono un luogo così favorevole per la crescita dei tartufi? Il motivo va rintracciato nella grande conformazione stessa del territorio e da un prodotto che si è legato molto a questo ambiente e infatti è in perfetta simbiosi con alcune piante come querce, salici, noccioli e pioppi.

La Mostra Mercato del Tartufo Modenese

Tra la fine d’ottobre e l’inizio di novembre si tiene ormai da trent’anni la Mostra Mercato del Tartufo Modenese



La Pasta Fresca

La proposta gastronomica dell'Emilia Romagna è da sempre ricchissima di prodotti di pasta fresca e ripiena. Nel nostro territorio il rispetto di questa tradizione culinaria viene esaltata dalla presenza di prodotti di eccellenza che rendono questi piatti dei capolavori gastronomici.
I ristoranti del territorio possono contare su farine di qualità, ma anche su formaggi freschi e ricotte che rendono le farciture delle assolute prelibatezze e che trovano un vero salto di qualità nei prodotti locali che rappresentano gli ingredienti principali dei diversi condimenti che accompagnano questi piatti.
La proposta è vastissima: si va dai tortellini in brodo di gallina nostrana, a tortellacci di ricotta locale con sughi di cervo e cinghiale, dalle rosette con i prosciutti nostrani e fontina di capra o di mucca fino ad arrivare alle classiche tagliatelle proposte con i pregiati funghi porcini o i tartufi locali.

Un tesoro di Tortellino

Nelle sagre, nelle feste paesane e in tutti i ristoranti del nostro territorio è possibile assaporare questi capolavori, spesso preparati dalle nostre "resdore", le principali ambasciatrici di questi piatti della tradizione. Ma ci sono anche dei ristoranti che hanno saputo portare all'eccellenza alcune proposte di pasta fresca, è il caso dell'Hotel Ristorante Parco che si è visto riconoscere l'ambito "Tortellino d'Oro" di Modena.


La Patata d'Alta Quota di Piandelagotti

La patata d'Alta Quota di Piandelagotti è un marchio di qualità riconosciuto dai Parchi dell'Emilia Centrale. La sua coltura fu avviata nel 1925, su iniziativa di monsignor Adolfo Lunardi, botanico di fama internazionale.
Oggi questo pregiato tubero viene coltivato dai 1100 mt di altitudine di Frassinoro, ai 1200 mt di Piandelagotti, sfruttando tutte le proprietà del substrato del terreno. La ricca presenza di acqua garantisce alle patate di montagna e in particolare alla Patata d'Alta Quota di risultare estremamente ricca sia come sapore che dalla consistenza assolutamente unica e particolarmente adatta a tanti tipi di preparazione.

CORRELAZIONE CON PRODUTTORI


Il "Ciaccio" tradizionale Palaganese

Acqua farina e sale che crea una colla deliziosa e croccante, una volta pressata fra due piastre bollenti di ghisa (le cotte). Il Ciaccio palaganese è una vera e propria istituzione culinaria del nostro territorio, un finger food rapido ed essenziale.

Il ciaccio Palaganese si condisce nella versione classica con il lardo spalmabile del territorio e una generosa dose di parmigiano reggiano, oppure in una versione più dolce, con la classica nutella.

I Maestri Ciacciai di Palagano sono i veri depositari di una tradizione centenaria. Questo gruppo di volontari garantisce la presenza in molte manifestazioni, spesso fuori dal comune di Palagano. Perché una festa che si rispetti deve per forza offrire un ciaccio tra le proposte gastronomiche