La Buca di Susano

Nei pressi del paese di Susano (Palagano), in località La Buca si trovava l’abitazione della famiglia Marastoni. Durante il rastrellamento che precedette la strage del 18 marzo 1944 la casa viene data alle fiamme e vengono assassinate sei persone: Delia Albicini in Marastoni e i suoi figlioletti di otto e dieci anni, un orfanello di circa tre anni e due anziani coniugi.

La casa è diventata un simbolo della barbarie compiuta dalle truppe naziste nel nostro territorio. Per questo motivo, grazie a uno sforzo congiunto fra il governo italiano e quello tedesco, è stato scelto di realizzare in questo luogo un memoriale di pace.

Si è quindi scelto di preservare i resti dell'abitazione e il ciliegio cresciuto al suo interno, come testimonianza tangibile della bellezza della vita che sconfigge anche l'atto più crudele. Il memoriale integra anche una installazione chiamata "Le Luci nel vento", 136 luci montate su aste di carbonio a ricordo delle vittime della strage di Monchio, Costrignano, Susano e Savoniero.
La piazza adiacente all'abitazione è stata dedicata ad Aude Pacchioni che, dopo aver preso parte attivamente alla Resistenzaè stata prima consigliera comunale e poi assessora, presidente dell’Udi e presidente provinciale dell’Anpi.


Le Case Torri: un patrimonio diffuso

Nella valle del Dragone, soprattutto nel paese di Vitriola sorsero in epoca medioevale numerose case-torri: costruzioni destinate contemporaneamente ad essere abitazioni rurali e fortificazioni e torri di vedetta. Vitriola ha un terreno che degrada dolcemente verso il fiume ed è sempre stato un territorio fertile e favorevole alle coltivazioni, esposto al sole,era una terra particolarmente adatta alla coltura della vite. Per custodire e difendere i raccolti furono perciò costruite abitazioni caratteristiche e sicure: alte normalmente tre o quattro piani, realizzate con pietre squadrate e con muri molto spessi larghi quasi un metro. Si accedeva ai piani superiori mediante scale in legno; quella posta al primo piano poteva abitualmente essere ritirata nottetempo per impedire l’accesso ai piani superiori; piccole finestrelle delimitate da “regge”, pietre debitamente squadrate, fornivano la scarsa luce ed una copertura di lastre di ardesia dette “piagne”, a quattro spioventi, davano loro un senso di solidità e sicurezza.

Numerose costruzioni di questo tipo sorsero a Vitriola ed alcune di queste sono ancora ben visibili anche se le ingiurie del tempo le hanno ridotte in uno stato precario. Sono degne di visita la Torre dei Mucci, detta anche Torre dei Vignaioli, posta anche come vedetta al ponte che attraversa il fiume Dragone; la Torre di Ca’ Baroni, una costruzione robusta ed elegante per gli architravi e gli stipiti finemente elaborati: di recente questa ha subito un importante intervento di restauro ed è una delle meglio conservate. La Casa-Torre del Pignone, abbellita da un portone duecentesco e con pietre angolari di notevoli dimensioni che le donano un senso di raffinatezza e solidità; altre sono ora quasi completamente diroccate o inglobate in edifici più recenti: ricordiamo quelle di Dardagna, di Casa Bellucci, di Ca’ de Bongi, di Ca’de Borlenghi.

Ogni borgata praticamente aveva il proprio “maniero” per difendersi dalle frequenti ruberie e devastazioni. Oggi si tenta di rivalutare nel modo dovuto queste costruzioni organizzando camminate non competitive e percorsi turistici per ridare un po’ di vita a queste preziose testimonianze regalateci dai nostri antenati.


Fontanaluccia

Immersa nella quiete dei boschi di castagno che la circondano sorge il piccolo paesino di Fontanaluccia. Questo piccolo borgo è particolarmente suggestivo nel periodo autunnale e invernale, dove le poche case e la chiesa con la torre campanaria creano una cartolina da presepe.

Una diga

Fontanaluccia è famoso per la sua maestosa diga, costruita negli anni '20, e che ancora oggi rappresenta uno dei massimi esempi di ingegneria e architettura idraulica di tutto l'Appennino. Furono impiegati 2000 operai per creare questa grande opera di cemento armato e arenaria, anche realizzando una lunga canalizzazione sotterranea, scavata nella roccia. Merita davvero una sosta l'osservazione di quest'opera e del lago artificiale adiacente.

Un eroico ospedale

L'Ospedale partigiano di Fontanaluccia viene istituito nel 1944 quando il contesto della zona libera permette ai medici di organizzare meglio l’assistenza ai feriti di guerra. Le aule della scuole della piccola frazione di Fontanaluccia furono riconvertite a vero ospedale da campo, grazie all'intervento del parroco don Prandi e di un manipolo di medici volontari. Dopo il rastrellamento tedesco dell'agosto del 1944 l'ospedale partigiano fu smantellato, e i ricoverati furono costretti a rifugiarsi nei boschi adiacenti prima di trovare un altro rifugio, sempre a Fontanaluccia, in località Le Pardelle. Una storia avvincente e incredibile, che merita di essere conosciuta.

Un cinema

Dimenticate multisala o schermi in 4K. Il cinema Lux di Fontanaluccia è piccolo e certamente un po' datato, ma per gli abitanti e per i veri cinefili è un piccolo gioiello, che unisce una programmazione varia a un impianto sonoro comunque valido. Provare l'esperienza di andare al cinema in un piccolo borgo di montagna, mentre fuori regna il silenzio è davvero un piccolo miracolo. Che ancora oggi vive.


Memoriale di Rolando Rivi

Uno dei luoghi della memoria presenti all'interno del comune di Palagano è il memoriale dedicato al martirio di Rolando Rivi, un giovane seminarista di soli 14 anni che venne assassinato il 13 aprile 1945.
Sulla strada provinciale è possibile osservare una grande croce e una immagine del giovane Rivi che segna anche l'inizio del breve sentiero che conduce al bosco in cui fu ucciso.
Proprio nel punto del martirio è stata posta una stele che ricorda il giovane seminarista.

Dopo una serie di guarigioni riconosciute come miracolose dalla Chiesa cattolica, e dopo l'approvazione del martirio "in odium fidei", Il 5 ottobre 2013 si è celebrata la cerimonia di beatificazione di Rolando Rivi davanti a migliaia di persone riunite a Modena.

 


Boccassuolo

Boccassuolo è un piccolo paese che mantiene delle caratteristiche uniche rispetto a molti altri borghi.
Innanzitutto Boccassuolo è celebre per il suo singolare Campanile, posto su uno sperone roccioso e probabilmente sulle fondamenta dell’antica torre feudale costruita dall’Abate di Frassinoro nel XIII sec.
Al di là degli aspetti storici e naturalistici il Campanile di Boccassuolo è davvero un simbolo per gli abitanti del borgo, importante come la Torre Eiffel a Parigi o il Colosseo a Roma.

Le miniere di Boccassuolo

Ubicate in due siti principali, si trovano nell’ofiolite di Boccassuolo, comune di Palagano. Si tratta dell’affioramento ofiolitico più imponente dell’Appennino modenese, principalmente sviluppato sul versante destro del torrente con affioramenti più ridotti sul versante opposto, al poggio di Medola e al monte Calvario.

Queste rocce sono di tipo basaltico ed hanno avuto origine in antiche eruzioni sottomarine; il successivo metamorfismo che le ha interessate ha poi portato alla formazione di diversi minerali. L’area maggiormente interessata dall'attività estrattiva è all’interno del triangolo delimitato dalla vetta del Poggio Bianco Dragone, dall’alveo del torrente e dal fosso delle Carpinete. Qui si trovano otto delle dodici miniere totali della valle; le altre quattro, di dimensioni più ridotte si trovano più a monte sul versante nord del cinghio del Corvo. La lunghezza di queste miniere è estremamente variabile, si passa da pochi metri di alcuni saggi di scavo, agli oltre settecento della più estesa. I rilievi, le misurazioni e le minuziose esplorazioni delle gallerie sono state effettuate, a partire dal 1994 dagli speleologi dell’OSM Sottosopra di Modena. La maggiore parte delle gallerie si trova in luoghi difficilmente raggiungibili, parte dei cunicoli sono allagati ed in alcuni punti la roccia è franata.

Il Boccassuolo Village e le attività sportive

Come accade in altri paesi del nostro territorio gli abitanti di Boccassuolo sono in prima linea, soprattutto d'estate, per regalare un vero e proprio villaggio vacanze per chi si reca in visita nel borgo o per chi vuole mandare i propri figli a respirare un po' di aria buona, praticando attività sportive. Per rispondere a questa esigenza turistica è nato il Boccassuolo Village, un centro che offre attività per diverse settimane e che richiama molti ragazzi da tutta la provincia di Modena e Reggio Emilia.


Il borgo di Lama di Monchio

Lama di Monchio è un piccolo borgo all'interno del territorio di Palagano.
Un manipolo di case che nascondono una comunità davvero attiva e piena di iniziativa.

Non è un caso che proprio da Lama di Monchio siano partite alcune iniziative davvero speciali come "Il Palio degli Spaventapasseri" e "La Mostra dei Presepi di Lama di Monchio".

Il borgo di Lama di Monchio si presenta oggi come una piccola gemma che offre diversi angoli da ammirare. Percorrete il selciato storico in salita per scoprire il Santuario di Santa Lucia, godetevi il panorama dal belvedere che costeggia la strada comunale, entrate nella piccola bottega di abiti usati e vintage, dimenticate lo stress cittadino trascorrendo qualche ora o una notte nella locanda del paese che offre anche servizio di pernottamento. Lama di Monchio è un piccolo gioiello che merita di essere scoperto e amato.


L'Oratorio di San Vitale

L'Oratorio di San Vitale di Monchio è un raro esempio di struttura romanica secondaria, di piccole dimensioni.

Questa caratteristica chiesa romanica è situata su un piccolo sperone roccioso nei pressi del torrente Dragone.
La struttura principale fu edificata nel XIII secolo senza abside e ad aula unica, utilizzando blocchi d'arenaria. Nel XVII secolo fu dotata di un caratteristico campanile a vela.

A poca distanza l'imponente casa-torre cinquecentesca di Ca' dei Gigli. La torre di Cà dei Gigli è l’unica restante delle tre torri fatte costruire dal duca di Modena per difendere il territorio e i viandanti dai briganti che infestavano il territorio. Fu costruita nel '500 ed è una delle più imponenti e artistiche della zona.


La Pieve di Rubbiano, un gioiello romanico

Il cristianesimo, che si era diffuso nella pianura Padana, a partire dal settimo secolo dopo Cristo penetrò gradualmente tra le popolazioni dell’Appennino. Nacquero quindi anche i primi luoghi di culto e tra questi, nelle nostra vallata uno dei primi fu la Pieve di Santa Maria Assunta di Rubbiano. Questo piccolo paesino acquistò una certa importanza strategica dopo la conquista dei Longobardi che tracciarono la Via Bibulca, il principale collegamento tra Mutina e la Toscana.

Rubbiano crebbe in ricchezza e potere tanto da esercitare la propria egemonia su diverse parrocchie della vallata. Tra il 1100 ed il 1200 fu edificato quel piccolo gioiello di arte romanica che è la pieve.

Costruita con blocchi regolari e squadrati di arenaria, presenta tre navate terminanti in altrettante absidi. A fianco si innalza un elegante campanile a torre con bifore e ampi finestroni.
Interessantissime sono le absidi ornate verticalmente da lesene che terminano in archetti pensili decorati con figure animali, ornamenti floreali ed elementi fantastici; sopra questo gioco di archi, corre un motivo ornamentale di “denti a sega” a formare un’elegante cornice. L’interno è spoglio e nudo, ma tale da creare una straordinaria suggestione: le colonne sormontate da eleganti capitelli classici ed il gioco delle scarsa luce che penetra dalle piccole finestre laterali donano un profondo senso di raccoglimento e di preghiera. Nel braccio sinistro del “transetto” si può ammirare una stupenda acquasantiera in marmo ornata da figure mitologiche.
La pieve costituisce senza dubbio uno dei più begli esempi di architettura romanica del nostro Appennino, un'affascinante sorpresa per qualunque visitatore.

Se vi capiterà di passare nelle splendide vallate del Dolo e del Dragone, cercate un momento di raccoglimento in questo angolo di pace che saprà stupirvi per la sua semplicità e contemporaneamente per la sua grande espressione artistica. La Pieve di Rubbiano è uno dei gioielli di architettura sacra di tutto l’Appennino Tosco-Emiliano.


Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza Italiana

Il Museo nasce dalla volontà di perpetuare e attualizzare le memorie, la conoscenza e il lascito ideale della lotta di liberazione attraverso un allestimento moderno che si propone come strumento privilegiato di sensibilizzazione e formazione storica per le generazioni emergenti grazie a una serie di strumenti interattivi che permettono una fruizione dei contenuti innovativa e personalizzata.

La caratteristica unica di questo Museo è però la capacità di far dialogare una incredibile dimensione locale al contesto nazionale e questa "missione" la si evince anche dalla denominazione stessa del luogo.
Il Museo attuale si snoda in un percorso di nove stanze e rimane centrato sulle vicende della “repubblica” del 1944 sebbene all’interno di un contesto più generale e di più lungo periodo: dal fascismo all’antifascismo, dal 25 luglio e 8 settembre all’invasione tedesca, con la rinascita del fascismo in una nuova veste fino alla risposta della Resistenza.

Molte stanze presentano reperti bellici e militari di tutte le forze in campo. In esposizione permanente troviamo infatti reperti di epoca fascista e materiali utilizzati dalle truppe partigiane, munizioni, armamenti e divise delle truppe di occupazione tedesca, e oggetti e prodotti riservati ai civili di produzione americana.


La Festa dei Matti

"......Palagano si chiama il bel Paese,
Patria di geni e di cervelli fini,
che s'illustrar con clamorosi fatti,
e il nome ambito meritar di matti !"

(dal Canto Primo del poemetto "Palaganeide e altre storie" di Don Tanino Nizzi)

Una festa di paese che negli anni è diventata uno degli appuntamenti più importanti dell'estate non solo del nostro territorio, ma di tutta la provincia di Modena. La Festa dei Matti viene portata avanti grazie all'aiuto dei volontari del "Comitato Contrada Aravecchia" che curano tutta l'organizzazione della festa.
Oltre a stand gastronomici e ricchi menu serali (peraltro sempre diversi e che accontentano il palato di tutti i visitatori) la Festa dei matti offre una vastissima area attrezzata per bambini "L'Isola dei Piccoli Matti", in cui sono presenti gonfiabili, animatrici e animatori truccabimbi.

Particolarmente apprezzati sono gli spettacoli musicali che, negli anni, hanno visto la partecipazione delle migliori orchestre di liscio nazionali (Orchestra Bagutti, Il Grande Evento, Omar Codazzi, Castellina Pasi), ma anche interpreti della musica leggera italiana come Riccardo Fogli, Iva Zanicchi, Fiordaliso, Fausto Leali e molti altri.

Tutti gli spettacoli sono gratuiti e richiamano tantissimo pubblico da tutta la regione. Un motivo in più per venire a Palagano la seconda settimana di agosto.